giovedì 13 agosto Modalità di ingresso: € 8,00 a persona
Al Battiferro arriva una delle storie più scandalose, chiacchierate e irresistibilmente bolognesi della tradizione popolare.
La Flevia: il fattaccio dei Giardini Margherita è uno spettacolo vietato ai minori di 18 anni che mescola dialetto, comicità, memoria cittadina e malizia d’altri tempi.
Sul palco torna il sostegnarolo Brunone Diotallevi, interpretato da Gabriele Baldoni, pronto a declamare, spiegare, correggere, tradurre e soprattutto cercare disperatamente di rendere presentabile una storia che presentabile non è mai stata.
Il Battiferro sarà aperto dalle ore 20.00, con possibilità di cenare sul posto con tigelle, piadine, crescente, friggione presso il bar del Battiferro.
Inizio spettacoli, concerti ed eventi ore 21.00
La Flevia
Il fattaccio dei Giardini Margherita, spettacolo vietato ai minori di 18 anni per la rassegna EROSo.
A 102 anni dal fattaccio: Bologna arrossisce ancora.
Ci sono storie che Bologna racconta a voce alta, nelle piazze, nei libri e nelle visite guidate. E poi ci sono storie che Bologna ha sussurrato per anni nelle osterie, tra una risata, una strizzata d’occhio e un bicchiere alzato.
La Flevia: il fattaccio dei Giardini Margherita appartiene a questa seconda famiglia: quella delle leggende licenziose, delle zirudelle irriverenti, dei racconti popolari che passano di bocca in bocca e, proprio per questo, diventano immortali.
Il fattaccio dei Giardini Margherita
La vicenda nasce nel cuore verde della città, ai Giardini Margherita, il grande parco bolognese inaugurato nell’Ottocento e diventato da subito luogo di passeggio, incontri, chiacchiere, svaghi e piccoli grandi teatri della vita cittadina.
Nel tempo i Giardini hanno visto passare carrozze, innamorati, famiglie, studenti, atleti, musiche, feste, pomeriggi oziosi e notti da raccontare. Ma tra tutte le storie legate a quel luogo, una ha continuato a far parlare più delle altre: il celebre fattaccio.
Nel 1924, una vicenda di cronaca scabrosa divenne materiale incandescente per l’immaginario popolare bolognese. Da lì nacque una delle zirudelle più note, discusse e clandestinamente amate della tradizione cittadina: Al fatâz di Zardén Margarétta, conosciuta anche come La Flèvia.
Un componimento in dialetto, osceno quanto basta per diventare leggenda, circolato per anni in forma semiclandestina e goliardica, tra osterie, cantine, memorie di famiglia e risate trattenute male.
Brunone prova a raccontarla. Ma non sarà facile.
Al Battiferro questa materia esplosiva diventa teatro popolare, comicità dialettale e gioco scenico.
A fare da guida sarà il sostegnarolo Brunone Diotallevi, interpretato da Gabriele Baldoni: uomo di canale, di chiusa, di argini e di navigazione, abituato ad avere a che fare con barcaioli, cavallari, battifango e passeggeri in attesa che l’acqua raggiunga il livello giusto per riprendere il viaggio verso Bologna o verso Venezia.
La scena è il Battiferro nella sua forma più teatrale: le barche sono ferme, la chiusa trattiene l’acqua, i viaggiatori scendono per riposarsi, mangiare, bere qualcosa e passare il tempo.
E Brunone, come da tradizione, si prepara ad allietare la sosta con una lunga zirudella. Ma non una zirudella qualsiasi: una di quelle da declamare con cautela, da tradurre con imbarazzo e da spiegare con quel sorriso di chi sa benissimo che, sotto sotto, il pubblico vuole proprio arrivare al punto più scandaloso.
Dialetto, doppi sensi e falsi pudori
Il problema è che tra gli ascoltatori non ci saranno soltanto orecchie abituate al linguaggio ruvido e colorito dei mestieri d’acqua.
Stavolta, davanti a Brunone, compariranno ospiti inattesi: i passeggeri di un burchiello d’alto lignaggio. Nobili, notabili, funzionari dell’amministrazione e perfino un alto prelato. Tutti pronti ad ascoltare. O forse no.
Perché quando la zirudella comincia a scivolare verso i suoi passaggi più licenziosi, Brunone si ritrova in trappola: deve raccontare, tradurre dal bolognese, edulcorare, correggere, sviare, tagliare, fingere che certe parole significhino tutt’altro… e naturalmente peggiorare la situazione a ogni tentativo.
Ed è qui che lo spettacolo si accende: tra dialetto e italiano, tra doppi sensi e falsi pudori, tra cultura popolare e comicità fisica, tra la memoria di una Bologna scomparsa e la vitalità irriverente di una città che non ha mai smesso di ridere di se stessa.
Una piccola bomba dialettale
La Flevia non è una rievocazione ingessata: è un cortocircuito comico, una piccola bomba dialettale, una serata in cui la tradizione entra nella rassegna EROSo con tutta la sua potenza più sfacciata.
A 102 anni dal fattaccio, il Battiferro non celebra un anniversario tondo, ma qualcosa di ancora più interessante: la capacità delle storie di sopravvivere al tempo, cambiare forma, passare dal pettegolezzo alla poesia dialettale, dalla cronaca al mito, dalla vergogna alla risata collettiva.
Perché certe vicende fanno scandalo una volta sola; certe zirudelle, invece, continuano a far ridere per generazioni.
Il tutto nello scenario più adatto: il Canale Navile, la chiusa, l’acqua, le sere d’estate, la cena all’aperto, il pubblico raccolto sotto le stelle e quella speciale atmosfera del Battiferro, dove il racconto popolare non viene messo in vetrina, ma torna vivo, rumoroso, un po’ indecente e molto bolognese.
Una serata per adulti, per curiosi, per amanti del dialetto, per chi conosce già la leggenda e per chi vuole scoprire perché Bologna, quando decide di essere maliziosa, sa farlo con un talento tutto suo.
Spettacolo vietato ai minori di 18 anni. Dialetto, doppi sensi, imbarazzi e risate non sono stati sterilizzati.
Posti limitati, prenotazione consigliata, posti non assegnati
Dove: via della Beverara 123/a - via del Navile 29/5a, Bologna
Con ampio parcheggio gratuito